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Visitante insólita
A morte e seu consumo.
A morte e seu apuro.
O repuxo que ela traz, o soldo.
Desde antanho
concebemos seu vulto.
Desde antanho
a projetamos
no muro do que somos.
Limpa nos parece:
arroio, lebre.
O recuo não cabe
quando, adrede,
se cala.
Eis o aviso prévio.
Para que serve então
nossa vigília,
a escola, o calendário?
Que argumento a demove
do faro,
de unha aguçada,
do presságio?
Desde antanho
o aviso que ela dá
é de hora certa,
sem rádio, telefone
ou rezas.
O aviso é sem aviso,
recibo
de contas a pagar,
atavios, conceitos.
Está onde está.
E todos mudam de lotação
ou velocípede.
Todos mudam de cômodos.
O aluguel de nível.
Todos mudam de emprego.
Só a morte,
desde antanho,
não mudou,
não se converteu
ao rebanho.
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Visitatrice insolita
La morte e il suo consumo.
La morte e il suo decoro.
L’intento che la muove, la mercede.
Sin dall’antichità
c’immaginiamo il suo aspetto.
Sin dall’antichità
la proiettiamo
sul muro che noi siamo.
Pura ci appare:
ruscello, lepre.
Non ci si può sottrarre
quando, intenzionalmente,
resta in silenzio.
Ecco l’annuncio previo.
A che serve dunque
la nostra cautela,
la scuola, il calendario?
Quale motivo la dissuaderebbe
dal suo istinto,
dal suo artiglio affilato,
dal presagio?
Sin dall’antichità
l’annuncio che ci dà
è che c’è un’ora sicura,
senza radio, né telefono
o preghiere.
L’annuncio è senza annuncio,
quietanza
di conti da pagare,
ornamenti, concetti.
Sta dove sta.
E tutti cambiano mezzi pubblici
o bicicletta.
Tutti cambiano ufficio.
Aspirazione all’ascesa sociale.
Tutti cambiano occupazione.
Solo la morte,
sin dall’antichità,
non è cambiata,
non s’è conformata
al gregge.
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